ChatGPT Image 16 giu 2026, 23_58_13

Di seguito un breve dizionario zoologico, non in ordine alfabetico, delle Hypercar alla 24 Ore di Le Mans 2026:

TOYOTA: Tigre. Da << Non ha alcuna possibilità di vincere, sono davvero messi male>> a << Avete visto come sono indietro in qualifica?>> si è arrivati al trionfo. Senza colpi di fortuna. Con il passo di chi è sicuro dei propri mezzi. Come felini appartati che osservano le prede, le due vetture giapponesi hanno eroso a poco a poco il vantaggio degli altri, stando fuori dai guai, non sbagliando nulla sul fronte tattico. Ha vinto quella più attardata nelle fasi iniziali, causa foratura lenta, che è poi partita alla carica. Giochi di squadra? Certo perché una corsa del genere la vinci anche con le gerarchie interne. Oltre che per il complesso auto-squadra. Vittoria vera.

FERRARI:  Tardigrado. È il termine zoologico che indica l’orsetto d’acqua, ovvero l’essere vivente più resistente (o resiliente, detto inter nos uno schifo di parola) del pianeta. Perché nei confronti della regina hanno fatto di tutto pur di impedire di esprimere l’intero potenziale della 499P. Piombata nelle prestazioni assolute, frustrata nelle ambizioni fin dalla vigilia della corsa, avrebbe potuto causare nello staff di Antonello Coletta esplosioni di rabbia pubblica, lancio di anatemi e via dicendo. Invece con compostezza degna di un lord, a Maranello hanno fatto buon viso a cattivo gioco. Nessuna polemica urlata-velata sì-, nessuna recriminazione ma testa bassa e…lavoro, anche nelle sedi federative opportune. Il risultato finale, considerando le attenuanti, è il massimo a cui si poteva aspirare. Pesa più il ritiro della 50 per problemi elettronici, preceduti da guai all’estintore(non ci ha creduto nessuno), che l’imprudente sorpasso di Pier Guidi nei confronti dell’Oreca del testardo Ried che ha imposto alla 51 un drive through iniziale.

CADILLAC: Opossum. Ammettiamolo:la vittoria della Cadillac avrebbe fatto felice tutti. Sarebbe stata la prima LMDH a vincere Le Mans, avrebbe suggellato in modo definitivo l’alleanza tra A.C.O e Imsa, donato entusiasmo a chi vuole ascoltare la musica di un propulsore che urla, borbotta, sbraita, insomma una cosa old style per chi ricorda le Le Mans ancien regime, quando ancora si poteva udire dal loggione che porta da Tertre Rouge a Mulsanne il do re mi fa sol di un puro endotermico. Invece nada: beffata sia da Toyota, sia dalla consorella di telaio(Dallara) BMW. Avrebbe meritato il podio, perché velocissima ma è stata ingenua nella strategia finale e forse ha avvertito -direi parecchio- l’assenza di Alex Lynn, con tutto il rispetto, il suo pilota più forte. Come gli Opossum si è specchiata in sé stessa e ha preso paura.

BMW: Puledro . Ha di fatto corso solo con una vettura, quella giunta in seconda posizione, perché la prima si è ritrovata nei guai fin dalle prime fasi. Molto costante, molto veloce, una macinatrice di chilometri che per un pelo non è riuscita a centrare l’obiettivo. Lo staff WRT non ha molto da recriminare: precisi, pazienti, professionali, si sono arresi alla legge del più forte. Con due vetture tra i primi forse la musica sarebbe stata differente. Ma con i se e con i ma la storia non si è mai fatta. In ogni caso è in crescita.

ALPINE: Rondine. È stata l’ultima Le Mans di un marchio glorioso, il lungo addio.Come le rondini Alpine emigra. A fine stagione ci sarà il liberi tutti e chissà se e chi qualcuno rileverà materiale e il brand.I suoi equipaggi non sono stati mai in gara per il primo posto. Hanno gareggiato senza infamia e senza lode tra i migliori senza possibilità alcuna di immaginare il podio. Sufficienti ma meno di quanto ci si poteva attendere. L’Alpine ha salutato in punta di piedi. Ci mancherà.

PEUGEOT: Anatroccolo. Quello brutto però. Ultima sempre e senza possibilità di vedere la luce. Un ritmo sia in qualifica sia in gara da bradipo rispetto a tutti gli altri. Va bene l’affidabilità ma una Peugeot così anonima almeno a Le Mans non si era mai vista. Parlare di un fallimento che dura da quando i francesi sono tornati nel WEC non è peccato ma semplicemente prendere atto di una realtà da cambiare. Possibilmente in fretta.

ASTON MARTIN: Quokka. Ovvero l’animaletto più felice del mondo. Un ottavo posto all’insegna della libertà di essere differenti da tutti quanti, la soddisfazione di mettersi dietro in classifica Peugeot e un’ Alpine. E anche quella di donare agli spettatori la sinfonia rossiniana di un dodici cilindri che si riconosce a chilometri di distanza. Di più davvero non si poteva pretendere. In ogni caso due vetture presenti e due vetture al traguardo, con la 009 molto attardata dopo una notte difficile.

GENESIS: Cuccioli. Missione centrata. La più giovane della compagnia ha visto il traguardo con un risultato che non rispecchia ciò che la performance complessiva avrebbe meritato. Veloce in qualifica, con un buon passo da centro classifica in corsa, è stata una sorpresa molto piacevole. Dei suoi problemi di affidabilità sulle ventiquattro ore si sapeva e in molti avevano scommesso che nessuna delle due creature sudcoreane avrebbero percorso più di metà della distanza. Invece, alla faccia degli scettici, la risposta è arrivata. Una volta risolti i guai con l’elettronica-area di lavoro in cui Genesis sta assumendo personale- diventerà un brutto cliente per tutti quanti. Attenzione Genesis fa sul serio. Arrivederci al prossimo anno.

Guido Schittone

Foto: Piero Lonardo elaborate con IA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *