Press - 6 Hours of Fuji 2026

Toyota difende il primato casalingo al Fuji e riporta un successo importantissimo per il campionato con Brendon Hartley, Sebastien Buemi e Ryo Hirakawa.

Determinante il box nipponico, che all’ultima sosta in regime di Safety Car a mezz’ora dalla bandiera a scacchi, che ha lanciato la TR010 Hybrid #8 al comando sulle due Alpine che avevano dominato la gara fino a quel momento.

Per Victor Martins e Jules Gounon la strategia finale ha privilegiato le gomme, e per la A424 #36, in procinto di cambiare volto fra qualche mese, è rimasto l’inseguimento dalla quarta piazza sino a terminare a pochi decimi dai vincitori.

Per la seconda Alpine nemmeno la soddisfazione del podio, che si completa con la BMW #15 di Dries Vanthoor, Kevin Magnussen e Raffaele Marciello, ben coadiuvati al momento giusto dal box WRT.

Le due Aston Martin Valkyrie si sono dimostrate inconsistenti nonostante prestazioni simili alle LMDh transalpine, complici le tante disattenzioni di Tom Gamble e Harry Tincknell e le altrettante penalità della Valkyrie #007, compreso un contatto che rischiava di togliere dalla gara proprio i vincitori, mentre Marco Sørensen ha rovinato un bel piazzamento all’ultimo giro scontrandosi con Alessio Rovera, la cui dinamica, per correttezza, non ci è ancora nota.

Peccato anche per le Genesis #19, protagonista in top five nella prima parte di gara con Dani Juncadella, poi scivolata fuori dai punti.

Gara da dimenticare per le Ferrari. Incomprensibile, almeno dal di fuori, la scelta di partire con la #51 e la #83 con gomme medie su pista appena umida, allorquando davanti tutti gli altri volavano con le soft.

Nonostante ciò, grazie ad un paio di Safety Car, la 499P #50 ha rischiato di chiudere in buona posizione, fino a che non ci si è messo un guasto di cui non abbiamo memoria in precedenza, all’airjack. Miguel Molina ha poi dovuto parcheggiare la sua vettura lungo il circuito.

Un peccato perchè fino all’ultima Safety Car, nonostante la tattica difensiva, il risultato poteva essere favorevole al Cavallino, che alla fine piazza la #51 campione del mondo mestamente in P10.

La gara delle LM GT3 si è decisa in due momenti: allo start e negli ultimi 30’. In partenza una melèe innescata dalla Ferrari di Francois Heriau toglieva subito dai giochi la Porsche #92, la Ford #88 e la Mercedes #61.

Negli attimi successivi alla Safety Car entrata in pista per risolvere i danni legati al contatto fra la McLaren di Finn Gehrsitz e l’Aston Martin di Mattia Drudi invece si è scatenata un’avvincente lotta al coltello che coinvolgeva ben sei vetture.

Le due Corvette di Charlie Eastwood e Nicky Catsburg, uscite al comando dalla pitlane seguite dalla Ford superstite di Seb Priaulx, faticavano a gestire il ritorno della BMW di Augusto Farfus, il quale si mangiava letteralmente le altre concorrenti fino a transitare primo sul traguardo davanti all’Aston Martin #27 di un sempre splendido Mattia Drudi.

A seguire la Corvette #34 e la Ferrari #54, trascinata da Davide Rigon, già vincitore in Giappone. Solo P5 per l’altra Z06 LMGT3.R, davanti all’altra BMW e alla McLaren #10, con Martin Kirchöfer incapace di resistere al ritmo della concorrenza.

In classifica generale, il secondo successo della Toyota #8 lancia Brendon Hartley e c. al comando delle Hypercar con 89 punti contro i 79 della compagna di box, classificatasi ottava al termine di una gara complicata.

Gli ex-leader Renè Rast e Robin Frijns seguono a -14 della vetta mentre Kevin Magnussen e Raffaele Marciello si avvicinano 6 lunghezze dietro. I campioni del mondo della Ferrari #51 ora scontano la bellezza di 30 punti di gap.

Toyota allunga anche tra i costruttori, e ora vanta 23 lunghezze su BMW e 54 su Ferrari.

Tra le LM GT3, la Corvette #33 di TF Sport consolida la propria posizione con 86 punti, di cui ricordiamo è completo depositario il solo Jonny Edgar, mentre l’Aston Martin #27 diventa la massima inseguitrice a quota 62.

Prossimo appuntamento con il WEC, fra tre settimane a Barcelona, prima del gran finale di Monza.

Piero Lonardo

Foto: DPPI, BMW

L’ordine di arrivo della 6 Ore del Fuji

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