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Nel paddock di Le Mans, Italian-Endurance a tu per tu con Andreas Roos, Capo di BMW M Motorsport.

Com’è andata la giornata di test?

“Noi ci siamo concentrati su ciò che dovevamo fare e su ciò che era necessario da parte nostra. Quindi non abbiamo guardato i tempi sul giro degli altri. Ci siamo concentrati sul nostro programma di test per soddisfare tutti i requisiti necessari. Ci siamo concentrati molto sulle diverse tipologie di pneumatici, sulle mescole e sui long run per vedere come si comportavano le gomme sulla distanza.”

“Sapendo già che le temperature sarebbero state probabilmente diverse alla fine della settimana, abbiamo comunque ottenuto indicazioni abbastanza precise, e questo era importante perché alla fine Le Mans è un circuito speciale con un apporto di energia completamente diverso alle gomme, quindi bisogna capire come funzionano le gomme, come i piloti devono gestirle, ed è su questo che ci siamo concentratI, oltre ovviamente ad alcuni elementi di setup specifici per questa pista. In definitiva è stata una giornata di test produttiva e abbiamo raccolto molti dati.”

Quanto è importante per BMW che il team WRT sia coinvolto ora anche nel programma Hypercar IMSA?

“Abbiamo iniziato con RLL nel campionato IMSA e poi WRT è entrata nel campionato WEC, ma guardando al 2025, abbiamo iniziato ad avere due piloti, Sheldon (van del Linde) e Dries (Vanthoor) impegnati in entrambi i campionati, perché abbiamo compreso che guidare con la stessa vettura in entrambi i campionati portava dei vantaggi. Più chilometri percorsi, ma anche tutta la comunicazione, il flusso di informazioni reciproche.

“E poi ci sono alcuni aspetti, diciamo, relativi ai piloti, che possono essere ripresi da un campionato all’altro, e molte cose che i nostri ingegneri portano da una gara all’altra. Alla fine per noi è stato abbastanza chiaro a un certo punto che volevamo andare nella stessa direzione anche dal punto di vista del team, una volta ottenuta l’approvazione del consiglio per il rinnovo e la continuazione di entrambi i campionati.”

“Purtroppo la decisione è stata presa piuttosto tardi per prepararsi. Il team WRT ha dovuto costruire la base negli Stati Uniti per trovare le persone, dal cacciavite al camion. Devo dire però che ha funzionato molto bene e c’è già grande rispetto per il team e per le persone coinvolte che sono riuscite a organizzare tutto in così poco tempo. Nella prima gara a Daytona è stato semplice perché potevamo ancora portare persone dal WEC, ma già a Sebring non è stato più così facile perché il weekend successivo era in programma il Qatar ed avremmo avuto bisogno di due team completamente separati e solo di alcune persone chiave che avessero partecipato a entrambe le gare. Ci sono ancora cose da imparare, ma si vede gara dopo gara che facciamo dei passi avanti ed è chiaramente un vantaggio per entrambi i campionati.”

Due campionati significano anche più possibilità di fare test…

“Sì, ci sono sicuramente più test, più gare e più chilometri percorsi, il che non si può certo definire un aspetto negativo, anzi, è chiaramente un vantaggio. D’altro canto, non ci si può concentrare solo su otto gare, ma su 17, il che a volte può essere una distrazione. Tuttavia, se questo dovesse essere considerato solo un aspetto negativo, ci chiederemmo se ne valga davvero la pena.

Quindi alla fine ne vediamo chiaramente i vantaggi. Inoltre, dobbiamo dire che il motorsport è un tema di marketing molto importante, soprattutto per noi di BMW M, ed è anche molto importante per noi essere nel mercato nordamericano, che è uno dei mercati più importanti per BMW M. Quindi c’è anche dal punto di vista del marketing una ragione per cui corriamo lì.”

Tornando a questa gara, pensi che sia ora che una LMDh possa vincere?

“Io lo spero, e spero che sia BMW! Finora ci sono state solo due gare, ma è stata una lotta serrata e abbiamo viato anche nei test qui, quanto tutte le vetture erano vicine tra loro. Penso che tutti abbiano una possibilità equa e penso che sia ancora un po’ presto per dire dove siano veramente tutti, ma penso che dia un’indicazione e i distacchi non erano molto grandi.”

“Alla fine io spero di vedere gare combattute fino alla fine, e non c’è bisogno che una vettura di un costruttore o dell’altro sia favorita, diciamo LMH, o LMDh dell’uno odel l’altro costruttore. Alla fine, l’unica cosa che desideriamo e speriamo è che alla fine ci sia parità di condizioni, che tutti abbiano le stesse possibilità e che poi tutto dipenda, diciamo, dall’esecuzione.”

Cosa ne pensi del futuro di questo sport, visto che si parla di nuovo regolamento?

“Per quanto ci riguarda, le gare di durata sono sicuramente al top in questo momento ed è davvero incredibile. D’altra parte, dobbiamo anche dire che alcuni costruttori se ne sono andati, ma altri ne arrivano. È il processo normale, ma vedere così tanti costruttori coinvolti è semplicemente fantastico. Secondo me, in BMW, ci sono due obiettivi principali per il futuro che dobbiamo raggiungere: Il primo è sicuramente quello di avere un regolamento tecnico unico e chiaro. Per me è fondamentale: non possiamo continuare con due regolamenti tecnici diversi, perché alla fine creano solo più problemi di quanti ne servano. Alla fine solo una può vincere e alla fine stiamo gareggiando nella stessa corsa per la stessa vittoria, e questo crea solo problemi e sforzi inutili. Quindi, in definitiva, credo che per l’endurance si debba passare da un regolamento tecnico unico.”

“Ma il secondo obiettivo fondamentale, e non voglio dire che sia meno importante, dobbiamo tenere i costi sotto controllo. Ed è per questo che posso solo mettere in guardia, perché alla fine, quando si legge la stampa e si osserva la situazione economica globale e quella dell’industria automobilistica, si nota che è un periodo difficile, e credo che dobbiamo essere ragionevoli: non è il momento di aumentare i budget o di chiedere più soldi. E credo che per la sostenibilità del nostro sport, un obiettivo importante debba essere che i costi non aumentino. Forse dobbiamo essere ancora più intelligenti e astuti nel trovare il modo di ridurre i costi a lungo termine e ridurre le entrate in entrambi i budget. E questo dobbiamo affrontare anche con il nuovo regolamento, a dire il vero, altrimenti, vedo difficile che questo livello di gare e questo numero di costruttori siano sostenibili in futuro.”

Pensi che la tua opinione sia condivisa dagli altri costruttori?

“Non si può mai accontentare tutti, ma credo che alla fine siamo tutti più o meno sulla stessa barca, e credo che ci sia molto buon senso comune e un accordo condiviso su molti argomenti, e credo soprattutto su questi due pilastri principali, ovvero avere un rapporto tecnico unico e tenere sotto controllo i costi, credo che siamo tutti d’accordo.”

Non c’è un solo costruttore che non sia d’accordo su questo, e questo è già il primo passo positivo per trovare una regolamentazione comune. Inoltre, diciamo che le parti coinvolte, IMSA e ACO, condividono tutte la stessa opinione, ed è per questo che sono ottimista e felice che stiamo andando in questa direzione, ma è chiaramente anche nostra responsabilità assicurarci che lo si faccia.”

“È molto difficile creare una piattaforma unica, ma sicuramente ci sono argomenti su cui ognuno ha la propria opinione, i propri interessi, i propri vantaggi o altro. Alla fine siamo in una competizione, in un mondo in cui ognuno compete l’uno contro l’altro. Quindi, alla fine, si tratta di competizione e bisogna cercare di ottenere il massimo da ciò che si ha a disposizione per vincere, ma chiaramente il nostro primo obiettivo è di trovare un regolamento comune che possiamo mantenere e che garantisca la sostenibilità del nostro sport. Questo deve essere l’obiettivo principale, perché alla fine, quando troviamo un regolamento che magari interessa solo a due costruttori e non agli altri, allora è difficile.”

“Perdere significa perdere per tutti, ed è per questo che penso che, vedendo quello che vediamo qui, o quando camminiamo per il paddock, debba essere nell’interesse di tutti mantenerlo.”

Qual è la tua opinione sulla McLaren che usa la stessa piattaforma, che è poi la stessa anche della Cadilla: è un bene per voi?

“Per il team sicuramente. Questo è sempre stato il concetto di LMDh. Ci sono quattro costruttori di telai tra cui scegliere, alla fine spetta a ogni costruttore con quale partner collaborare. Abbiamo deciso di collaborare con Dallara, così come Cadillac, e ora si è unita anche McLaren. Abbiamo un ottimo rapporto, siamo molto contenti e soddisfatti. Sono un team eccellente e persone fantastiche. Forse questo ci aiuterà anche a progredire e ad accelerare. Quindi, in fin dei conti, questo è sempre stato il concetto alla base del regolamento LMDh.

“Certo, ci sono anche degli svantaggi, perché se si vuole cambiare qualcosa, magari qualcosa relativo al telaio, non bisogna discuterne solo con il costruttore del telaio, ma anche con altri due o tre costruttori. Quindi, come sempre, ci sono pro e contro. Ma di sicuro non mi lamento, perché alla fine l’idea e l’obiettivo del regolamento LMDh erano proprio questi.”

Intervista raccolta da Luca Pellegrini, Piero Lonardo e Guido Schittone ed elaborata da Piero Lonardo

Foto: Piero Lonardo

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