Chiudiamo la nostra Le Mans con i commenti a caldo di Mauro Barbieri, Head of Performance, Simulations and Governance Relationships for Endurance Race Cars Ferrari Hypercar:
Non dovevate vincere questa gara giusto?
Penso di sì, penso che fosse chiaro già dal giorno dei test, forse anche prima, che il gruppo era sbilanciato e che non eravamo tra i migliori, ma abbiamo comunque provato di tutto, sia durante la settimana, con diverse filosofie di assetto, per cercare di ridurre il distacco. Non siamo però riusciti a trovare nulla di così importante da colmare un divario del genere. E poi anche durante la gara abbiamo provato ad allungare gli stint, ad usare pneumatici differenti ed anche a mischiarli a seconda del momento della giornata.”
“Il distacco che avevamo dai primi tre costruttori era però troppo grande. E penso anche che i piloti abbiano spinto al massimo per 24 ore, prendendosi rischi enormi. Abbiamo visto fin dalle prime ore come sono andate le cose con alcuni contatti con le altre categorie. E’ andata cosí… penso che possiamo uscire a testa alta perchè in fin dei conti abbiamo fatto una buona gara. Abbiamo ottimizzato quello che avevamo senza commettere grossi errori. È un peccato che la vettura numero 50 abbia avuto un paio di problemi e non sia riuscita a finire la gara, ma credo che questo abbia dimostrato lo spirito di squadra. Quando erano a sette o otto giri di distanza, abbiamo approfittato per testare diverse specifiche di pneumatici per dare informazioni alle vetture gemelle e aiutarle a prendere la decisione miglior la gara”.

A parte la numero 50, sei soddisfatto della tua prestazione in gara e di come hai messo a punto le vetture?
“Senza dubbio si. Fin dai test abbiamo abbiamo visto dalle dalle tre alle sette vetture davanti a noi, probabilmente due in più con Alpine. E il fatto che invece di finire in decima posizione siamo arrivati quinti con la macchina migliore ci dice che abbiamo fatto davvero del nostro meglio. Dovete spiegarlo a 60 milioni di italiani. Dovete spiegarlo a milioni di tifosi della Ferrari in tutto il mondo.”
Vi mettereste quindi al quarto o quinto posto in una ipotetica classifica per marchi?
“Si, penso che fossimo più o meno allo stesso livello dell’Alpine. E le ultime sei ore di gara lo hanno dimostrato, perché stavamo correndo con un ritmo molto simile a quello della #35, che alla fine è riuscita a superare la 83, mentre le auto che erano davanti a noi alla fine della gara erano un passo avanti e non siamo riusciti a raggiungerle.”
Una strategia alternativa come quella di Toyota era un’opzione per voi?
“Una strategia come quella della Toyota è corretta e molto efficace se si ha il passo giusto, quindi se si corre in pista libera si può andare più veloci degli altri. Nel nostro caso, credevamo che il modo migliore per cercare di ridurre il distacco dai concorrenti fosse quello di sfruttare la loro scia, ma dopo qualche giro non siamo riusciti a tenere il loro passo. Tuttavia, abbiamo cercato di diversificare un po’ le strategie. La 51 all’inizio cercava di allungare sempre di più per cercare di neutralizzare eventuali avversari, mentre la 50 era più aggressiva e cercava di spingere di più e di accorciare le distanze. Non biasimerei comunque le scelte di pneumatici che abbiamo fatto, credo che fossero le migliori per le nostre vetture.”
Sei rimasto stupito dal passo di Toyota? Avete provato a fare quattro stint come loro?
“Il doppio stint era buono ed il triplo era fattibile, il quarto no. Penso che abbiano dimostrato quel ritmo già dal giorno dei test, durante le prove libere. Sono rimasto più sorpreso dalla gara dell’anno scorso della Toyota, che è stata davvero pessima, e arrivando qui eravamo consapevoli che la Toyota dell’anno scorso non era, per qualche motivo, la vera Toyota, e che quindi sicuramente sarebbero stati i migliori quest’anno, e così è stato.”
Ci stai dicendo quindi che eravate nella stessa situazione della Toyota del 2025?
“Non credo, perché ricordo che la Toyota aveva indicato la mancanza di velocità massima come il problema principale durante la gara, mentre per noi non è stato cosí. Eravamo vicini, ma era il tempo sul giro che non era abbastanza veloce, principalmente nelle curve lente.”

Qual è stato il problema specifico che ha causato la fine della gara della 499P #50?
“Ah, dobbiamo ancora indagare. Qualcosa di elettrico. Ma al momento non è chiaro. Abbiamo bisogno di un po’ di tempo per analizzare”.
Quella vettura è rimasta ferma ai box per molto tempo…. Puoi spiegare più dettagliatamente cosa è successo e come siete riusciti a capirlo?
“Il motivo per cui abbiamo passato un po’ di tempo ai box è che abbiamo dovuto sostituire l’estintore, che non era in posizione di carico rapido perché normalmente non è un componente che va sostituito.”
Qual è la tua opinione sulla collisione che Alessandro Pier Guidi ha avuto con la LMP2?
“Credo ci siano state molte lamentele riguardo alla capacità di alcuni piloti di capire qual era il modo migliore per evitare i contatti e lasciare passare le vetture più veloci. E questo è stato uno dei casi in cui ci siamo sentiti, diciamo, chiusi, dall’esterno. Alessandro non ha potuto fare a meno di stringere di più la curva, finendo su un po’ di terra, ghiaia e così via, ha perso il controllo della vettura e ha toccato l’altra.”
Pensi che la penalità abbia avuto un impatto sul risultato finale?
“Direi di no, dopo ci sono state tre Safety Car che in qualche modo hanno ricompattato il gruppo e quasi annullato i distacchi. Quindi, direi che non ha assolutamente influenzato il risultato finale.
E la macchina numero 83? Sembrava che nelle prime ore questa situazione difficile sarebbe continuata, ma poi la macchina si è ripresa con il passare della gara…
“Sì, hanno fatto un buon lavoro. Penso che anche la 51 e potenzialmente la 50 avrebbero potuto finire vicine a loro senza problemi. Credo che abbiano dimostrato, non solo l’anno scorso qui a Le Mans, ma anche nelle due stagioni in cui hanno corso, di avere una macchina dalle prestazioni eccellenti con una formazione molto forte. Il team è, diciamo, allo stesso livello delle due vetture rosse. Quindi non sono sorpreso.”
Come si reagisce a questa battuta d’arresto?
“C’è qualcosa che possiamo fare nella seconda metà della stagione? Lavorare di più, continuare a spingere, continuare a credere, non mollare mai. Ed è quello che faremo. Magari lunedì ci prenderemo una pausa, dormiremo un po’. Poi martedì inizieremo ad analizzare tutti i dati che abbiamo raccolto da questo evento. Dopo aver fatto questo, ci concentreremo sulla prossima gara. Come al solito, cercheremo di ottimizzare il nostro pacchetto e di fare del nostro meglio con quello che abbiamo.”

Siete riusciti a vincere tre gare di fila con prestazioni un po’ altalenanti, diciamo. Penalità, piccole cose, piccole mancanze. Avete dovuto usare un po’ più di grinta.
“Sì, credo che abbiamo dato un po’ più importanza a questo aspetto rispetto al passato, insistendo con i piloti su alcune cose per assicurarci di ridurre al minimo il tempo perso in pista a causa delle penalità, per poter conquistare punti ed essere in testa. Perché se si fa un drive-through o anche solo un pit stop di cinque secondi, recuperare quel tempo in termini di ritmo è un incubo.”
“Bisogna darsi da fare in quel modo. E quindi sì, è qualcosa che abbiamo analizzato caso per caso durante l’inverno, soprattutto a partire dalla scorsa stagione, ed è qualcosa su cui abbiamo insistito: fare un ulteriore passo avanti, migliorare ancora, migliorare ulteriormente come squadra, come gruppo. Perché fondamentalmente è questo che cerchiamo di fare: migliorare, imparare da ogni gara, da ogni evento.”
C’è qualche lezione specifica che potete trarre da questo fine settimana?
“Dopo la gara, dopo il meeting di questa gara. Non per la prossima stagione.”
Intervista raccolta da Luca Pellegrini ed elaborata da Piero Lonardo
Foto: Piero Lonardo
